novitainlibreria.it ha intervistato Piero Isgrò, giornalista e scrittore siciliano

La porta dipinta

novitainlibreria.it ha intervistato Piero Isgrò, giornalista e scrittore siciliano

P. Isgrò

Novità in libreria ha incontrato Piero Isgrò, giornalista e scrittore siciliano autore di romanzi  quali La Bambina francese (2013), La Sposa del Nord (2014), Finisce La Notte (2016) tutti pubblicati con Arkadia: da poco l’editore sardo ha pubblicato l’ultimo lavoro di Isgrò, La Porta Dipinta, un romanzo che racconta l’inconciliabile amore di Nicola e Regina sullo sondo degli eventi storici più importanti del secolo XX.

Come è nata l’idea di scrivere La Porta Dipinta?

Durante un viaggio a Praga, nel 1969: i giovani praghesi, con altri giovani giunti da tutta Europa, erano in piazza a protestare contro l’occupazione sovietica e per ricordare il sacrificio di Jan Palach. Un secondo spunto mi è venuto in mente anni dopo a Londra, dove mi trovavo per lavoro. Da queste esperienze è nato il romanzo, forse il migliore che ho scritto. 

Quanto c’è di te e delle tue esperienze personali nei personaggi e nelle vicende dei tuoi libri?

Direi molto. Ne La Bambina Francese, il mio primo romanzo, c’è il ritratto della mia famiglia e in altri ci sono personaggi del passato, ci sono amici e colleghi che sono stati importanti nella mia vita e c’è la mia città, Catania, con le sue contraddizioni, le sue violenze, ma anche l’estro dei catanesi, il loro cuore grande.

Qual è il tuo rapporto con i tuoi lettori?

Difficile domanda. Direi che sono rapporti per lo più ideali, immagino che siano come me, malinconici e sognatori, che abbiamo bisogno, mi scuso per ciò che dico, delle mie storie, delle mie avventure sentimentali, dei miei sogni e delle mie cadute. 

Quando e perché hai deciso di diventare uno scrittore?

Non c’è un momento specifico né una volontà precisa. La “decisione” viene dall’infanzia, spontaneamente, quando scrivevo poesie, dal mio carattere malinconico, dai libri che leggevo. La svolta “tecnica”, diciamo così, è maturata con il lavoro di giornalista, dagli articoli che scrivevo, dagli incontri con scrittori come Sciascia e Bufalino, e da una esigenza espressiva di più largo respiro.

 A quali libri o scrittori senti di poterti ispirare?

 Non saprei dire con precisione. Tutti e nessuno. L’ispirazione è un concetto complesso e vago. Nella mia lunga vita ho amato gli scrittori francesi, russi, tedeschi, inglesi, americani, italiani… ma due romanzi mi hanno folgorato: Don Chisciotte e Guerra e pace. A distanza, La montagna magica e tutti i racconti di Cechov, Maupassant, Alice Munro.

È facile conciliare l’attività di scrittore con la vita di tutti i giorni?

Non ho problemi, da questo punto di vista: sono pensionato anche se  di tanto in tanto collaboro ancora con il quotidiano La Sicilia.

Come sei arrivato alla pubblicazione del tuo libro?

Dopo avere bussato inutilmente alle porte delle grandi case editrici, che raramente pubblicano se non hai un nome consolidato e non scrivendo libri gialli, che non amo ma che oggi vanno per la maggiore, ho mandato il manoscritto de La Bambina Francese ad Arkadia. La risposta è arrivata dopo circa sei mesi.  Da allora il rapporto si è consolidato. Direi che mi sono accasato.

Come valuti l’importanza della tecnologia per uno scrittore indipendente o comunque che pubblica al di fuori dei colossi dell’editoria?

Tutto il bene possibile. La tecnologia è una grande opportunità per non sentirsi troppo piccoli, una risposta democratica alla superbia delle grandi case editrici che spesso pubblicano non per il valore dei testi ma per il nome di chi li scrive.

Quali sono i tuoi progetti per il futuro?

Sto scrivendo un romanzo bizzarro, molto diverso dai precedenti. 

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