novitainlibreria. it ha intervistato Giuseppe Bresciani, in occasione dell’uscita del suo nuovo romanzo, Il cavaliere del fiordo

Giuseppe Bresciani

novitainlibreria. it ha intervistato Giuseppe Bresciani, in occasione dell’uscita del suo nuovo romanzo, Il cavaliere del fiordo

G. Bresciani

Giuseppe Bresciani, di Como, è uno scrittore in attività dal 2012: durante questi anni ha trattato temi diversi, ricavandone altrettante pubblicazione, come  L’inferno chiamato Afghanistan (Lampi di Stampa, 2012), nel quale racconta la sua esperienza di “cane sciolto” nell’Afghanistan in guerra; in seguito ha pubblicato i racconti Il cantico del pesce persico (Phasar Edizioni, 2013), il romanzo La Frontiera (auto-produzione) e infine Le infinite ragioni, il romanzo intimistico sugli ultimi di vita alla corte del re di Francia di Leonardo da Vinci (Albeggi, 2015).

In occasione dell’uscita del suo nuovo romanzo, Il Cavaliere del Fiordo, pubblicato da Leone Editore, Novità In Libreria lo ha intervistato.

Come è nata l’idea alla base de Il cavaliere del fiordo?

Nel 2007 andai in Danimarca e lì sentii che dovevo narrare le avventure di un cavaliere senza macchia e senza paura e che sarebbe stato banale attribuirgli la nazionalità inglese, francese o italiana. Il fatto che il mio eroe sia danese mi ha permesso di dipingere un quadro del Medioevo meno conosciuto e forse più sorprendente per il lettore. Tramite il mio agente letterario sono riuscito a far pubblicare il mio romanzo da Leone Editore.

Qual è il tuo rapporto coi tuoi lettori?

Ottimo. Ho un pubblico che sa distinguere e riconosce la qualità dei libri che legge, perciò apprezza la cultura e l’eleganza della scrittura. Sono il mio marchio di fabbrica e da ciò deriva che, fino ad oggi, sono stato considerato a torto uno scrittore di nicchia. Confido che Il cavaliere del fiordo possa ampliare il mio bacino di utenza.

Quando e perché hai deciso di diventare uno scrittore?

Sono nato con la vocazione a creare giochi, storie e mondi invisibili. Un giorno mi sono accorto che ero maturo per trasformare la mia passione viscerale in qualcosa di più organico, così da almeno 15 anni scrivo a tempo pieno.

Come ti descriveresti come lettore?

Un lettore forte. Amo in particolare gli autori greci e latini, la letteratura dell’Ottocento e del Novecento, i classici del pensiero umano, la storia. Leggo di tutto, in verità, perché sono curioso e avido di conoscenza.

Come valuti l’influenza e l’importanza delle reti sociali e della tecnologia per uno scrittore indipendente o comunque che pubblica al di fuori dei colossi dell’editoria?

Paradossalmente, per quanto io appartenga alla generazione di chi ama i libri cartacei e non quelli digitali, considero le reti sociali e la tecnologia strumenti fondamentali per uno scrittore indipendente. Se non esistesse questo mondo poliedrico, gli scrittori che non possono contare sui megafoni di cui dispongono i grandi editori sarebbero invisibili. Un esempio eclatante è proprio il gruppo “Un libro tira l’altro ovvero il passaparola dei libri”. Senza il passaparola i lettori non potrebbero scoprire e condividere libri e autori di valore ma privi di un supporto.

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