Intervista al poeta pratese Emanuele Martinuzzi

Intervista al poeta pratese Emanuele Martinuzzi

Emanuele Martinuzzi, pratese, poeta, scrive recensioni per Teatrionline – il Portale del Teatro Italiano, dalla ricca produzione lirica: L’Oltre Quotidiano – Liriche D’Amore (Carmignani editrice, 2015), col quale è stato finalista al Premio Camaiore 2015, “Di grazia cronica – elegie sul tempo (Carmignani editrice, 2016) Spiragli (Ensemble, 2018) Storie Incompiute (Porto Seguro editore, 2019) Notturna Gloria (Robin edizioni, 2021), “L’idioma del sale” (Nulla Die, 2022). Notturna gloria il suo libro più originale, vincitore del Sigillo di Dante conferito dalla Società Dante Alighieri, un canzoniere illustrato da Gianni Calamassi sul tema della città, intese non solo come luogo fisico, ma come specchio degli stati d’animo dell’uomo contemporaneo. Ha partecipato al progetto “Parole di pietra”, ideato e organizzato dalla poetessa Sabina Perri, che vede scolpita su pietra serena una mia poesia e affissa in mostra permanente nel territorio della Sambuca Pistoiese assieme a quelle di numerosi artisti e personaggi di cultura. Lo abbiamo intervistato per parlare con lui proprio di questo volume e vi consigliamo di leggere il blog da lui curato Emanuele Martinuzzi e la poesia” http://andthepoetry.blogspot.it/.

Emanuele Martinuzzi By Angelo Celsi

Parlaci del tuo canzoniere illustrato, “notturna gloria”: come è nata l’idea?

Mi piace viaggiare alla scoperta di ruderi, antichi borghi abbandonati e siti archeologici, pievi romaniche o parchi naturalistici ma, oltre ai viaggi “reali”, ho iniziato a viaggiare nelle lande letterarie, negli spazi storici inattuali, scoprendo assieme ai luoghi fisici abbandonati e spopolati dei mondi del passato, tanti altri non-luoghi dispersi nella memoria storica collettiva e nei meandri della letteratura. Così ha iniziato a formarsi nella mia mente l’idea di una serie di liriche, organizzate come quelle del Viaggio per eccellenza, quello compiuto da Dante Alighieri nella Divina Commedia: nel mio progetto le città abbandonate assumevano una dimensione onirica, quelle del sogno diventavano ideali e quelle scomparse tornavano in vita. Questo canzoniere illustrato è un viaggio senza coordinate nell’interiorità, nelle sue parti sommerse e fluttuanti, nelle zone più recondite del nostro spirito, in ciò che di morto o decadente abbiamo dentro di noi e che rimane lì per lungo tempo a sedimentare, senza che nessuno pensi a ricostruirlo, pensarlo, comprenderlo, se non il poetare.

Quanto c’è di te e delle tue esperienze personali nelle emozioni o in quello che è raccontato nei tuoi libri di poesia?

Credo ci sia molto o così mi hanno detto alcuni lettori a me vicini, ma contro la mia volontà e a mia insaputa, perché non scrivo con l’idea di esprimere un mondo, un’idea o altro che riguardi solo me, in modo solipsistico. C’è sempre la fiducia, l’afflato utopistico, scrivendo una poesia, che si possa sorpassare quel velo di Maya che ricopre le cose, i sentimenti e le situazioni per disvelare e comunicare, anche solo per un attimo, un respiro altro, un significato che rimandi a qualcosa di universale. Aristotele diceva che la poesia esprime e conosce l’universale più della storia. C’è dell’inevitabile misticismo nell’esistenza e la poesia ne è l’antico testimone.

Che tipo di scrittore sei?

Scrivo da trent’anni e la maggior parte di questi anni li ho passati senza pubblicare niente, dialogando solamente con gli scrittori del passato, mi confrontavo con loro e con la loro scrittura eterna, immaginando di ispirarsi a vicenda, di confrontarsi e imparare dal loro genio. La scrittura è sempre stata questo mondo di sogno, vissuto in modo viscerale e intimistico, che fossi letto o meno non aveva importanza, che avessi riconoscimenti neanche, la scrittura rappresentava e rappresenta una forma di preghiera mistica, una ribellione e ricerca personale dentro di se, un modo di viaggiare lontano dal mondo consueto, una inconsapevole terapia al male di vivere, una domanda filosofica embrionale sull’esistenza e molto altro.

Poi, però, hai deciso di confrontarti con veri lettori: che esperienza è stata?

Il lettore era una dimensione astratta, aliena, estranea per me, almeno fino a quando mi sono deciso a auto-pubblicare la mia prima raccolta perché non conoscevo molto bene il mondo editoriale e all’inizio fu un salto nel buio. Poi, iniziando a frequentare artisti, conferenze e reading, ho iniziato a entusiasmarmi ed è diventata una passione collegata alla mia vocazione personale, anche perché in seguito sono arrivati veri editori e ho avuto insperate e enormi soddisfazioni. Ciò non toglie che la scrittura sia, anche se non condivisa, abbia un suo ruolo e un suo peso nella vita di una persona e di una collettività, quindi anche un albero che cade dove non c’è nessuno a sentirlo, forse non fa rumore, ma contribuisce al crescere silenzioso e metafisico della foresta.

Quali sono i tuoi modelli letterari? A quali libri o scrittori/scrittrici senti di poterti ispirare?

Come dicevo ho iniziato tanti anni fa a leggere i simbolisti francesi, poi il simbolismo di Pascoli, Dino Campana, i grandi del Novecento Montale, Ungaretti, Quasimodo, la beat generation, la poesia inglese, Goethe, Joyce, Donne, Thomas, la poesia polacca, russa, cinese, di qualunque latitudine, nel tempo e nello spazio, tra i cosiddetti maggiori o anche gli innumerevoli dimenticati di ogni epoca storica, però nonostante questo non direi che ho letto per cercare modelli ed infatti non ne ho trovati nè voluti, si legge per amore della poesia, con l’esigenza di confronto e di esprimersi, di rispecchiamento e introspezione. L’ispirazione è un mistero quando giunge, un piccolo momento estatico, nella vita di tutti i giorni, che spalanca le apparenze e fa intravedere uno spiraglio in quell’oltre intraducibile, da cui tutti coloro che scrivono sono in qualche modo chiamati.  

E’ facile conciliare l’attività di scrittore con la vita di tutti i giorni?

Nel mio caso è naturale, perchè non scrivo per obblighi editoriali o per guadagnare sul mio lavoro intellettuale e creativo, scrivo per vocazione, anche la non scrittura o addirittura il blocco dello scrittore fanno parte del processo che porta all’ispirazione di un verso, anche ciò che nella vita di tutti i giorni non riguarda la cultura o la poesia in qualche modo ne è l’anticamera. L’arte e la poesia sanno distruggere l’aura banale attorno alle cose per poi ricostruirla nel sacro di altre forme e significati culturali.

Come ti descriveresti, come lettore?

Un lettore discontinuo, che ama la presenza dei libri nella sua casa, ne ho accatastati decine su un mobile accanto al letto, nella mia libreria, li incomincio anche più d’uno, li finisco con calma, senza una programmazione, se non quando trovo qualcosa e lo leggo voracemente oppure quando trovo una chicca letteraria al mercatino dell’usato e devo averla; mi piace scoprire poesie anche su internet o nei settimanali, nelle riviste, ovunque possa esserci una scritta che risponde alle tue domande di quel momento.

Come valuti l’influenza e l’importanza delle reti sociali e della tecnologia per uno scrittore indipendente o comunque che pubblica al di fuori dei colossi dell’editoria?

I social e la tecnologia sono un mezzo potentissimo, anche per la condivisione dei propri scritti e se fatta con criterio e voglia di comunicare in modo amichevole e autentico con gli altri, può essere davvero molto stimolante e interessante.

Quali sono i tuoi progetti per il futuro?

Di progetti in cantiere ne ho diversi, una nuova raccolta illustrata da pubblicare, una raccolta di racconti che sto piano piano e con divertimento portando avanti, un poema lasciato a metà che spero un giorno di ultimare, una raccolta di riflessioni critiche sulla poesia e la cultura, poi c’è sempre il mio blog che aggiorno appena possibile e ovviamente sempre in attesa di ricevere la tanto agognata visita di un nuovo ed emozionante verso.

Rispondi