Abbiamo Intervistato Monica Urbinati in occasione dell’uscita del suo primo romanzo Oltre La Risacca

Monica Urbinati è nata a Pesaro e, parallelamente al lavoro legale, ha sempre coltivato una grande passione per la lettura e per la scrittura: Oltre La Risacca (EBS, 2026) rappresenta il suo primo romanzo pubblicato, un giallo dalle atmosfere intense e malinconiche evocate dal mare del Salento, per lettori che apprezzano la componente emotiva unita a una forte tensione narrativa.
L’abbiamo intervistata per voi.
Come è nata l’idea alla base di Oltre la risacca ?
Dall’incontro tra l’amore per il mistero e quello per il mare. Volevo raccontare una storia investigativa che non fosse soltanto un giallo, ma anche un viaggio dentro la memoria, i silenzi e le verità nascoste.
Quanto c’è di te e delle tue esperienze personali nei personaggi e nelle vicende dei tuoi libri?
Credo che in ogni libro ci sia inevitabilmente qualcosa dell’autore. Anche se non in modo diretto, ma nelle emozioni, nei dettagli e nello sguardo con cui si osservano i personaggi.
Alcuni aspetti del romanzo sono stati ispirati anche dalla figura di mio padre, scomparso nel 2018, che mi ha trasmesso l’amore per i libri gialli.
Qual è il tuo rapporto con i tuoi lettori?
Molto sincero e spontaneo. Mi piace confrontarmi con i lettori e ascoltare le loro interpretazioni, perché spesso colgono sfumature che neppure l’autore immaginava.
Quando e perché hai deciso di diventare una scrittrice?
Non credo ci sia stato un momento preciso, la passione per la scrittura è cresciuta lentamente insieme alla mia passione per la lettura ma per anni è rimasta qualcosa di personale, quasi privato, poi a un certo punto ho sentito il bisogno di dare forma concreta a una storia che avevo dentro da tempo.
Scrivere è diventato un modo per raccontare emozioni, creare mondi e dare voce a personaggi che continuavano a vivere nella mia immaginazione e un modo per affrontare e trasformare il dolore per la perdita di mio padre. In qualche modo, attraverso la scrittura, sono riuscita a trasformare quel vuoto in qualcosa di creativo e vitale.
Quali sono i tuoi modelli letterari?
Sono cresciuta leggendo i grandi classici del giallo, soprattutto Agatha Christie: ho sempre amato la sua capacità di costruire misteri eleganti, pieni di dettagli, psicologia e colpi di scena apparentemente impossibili.
Tra gli autori che mi hanno influenzata ci sono anche Raymond Chandler, per l’atmosfera investigativa e il fascino del noir, e Gianrico Carofiglio, che apprezzo molto per il modo in cui riesce a unire introspezione, umanità e tensione narrativa. Ho amato anche i romanzi del commissario Montalbano di Andrea Camilleri, capaci di mescolare mistero, ironia e forte identità territoriale.
Mi affascinano molto gli autori che riescono a unire suspense ed emozione, creando personaggi realistici e imperfetti.
E’ facile conciliare l’attività di scrittrice con la vita di tutti i giorni?
Non sempre. Scrivere significa sapersi ritagliare spazi, però credo che proprio questa difficoltà renda la scrittura ancora più preziosa: diventa uno spazio personale, creativo, quasi necessario per ritrovare equilibrio.
Che tipo di lettrice sei?
Curiosa ed emotiva. Amo i romanzi che riescono a creare atmosfera, cerco libri che lascino qualcosa, anche solo una frase o un’emozione difficile da dimenticare.
Come valuti l’influenza e l’importanza delle reti sociali e della tecnologia per uno scrittore indipendente o comunque che pubblica al di fuori dei colossi dell’editoria?
Oggi le reti sociali e la tecnologia sono strumenti molto importanti, soprattutto per gli autori emergenti, permettono di creare un contatto diretto con i lettori e di dare visibilità a libri che altrimenti rischierebbero di restare nascosti.
Naturalmente credo che la qualità della scrittura resti fondamentale, ma avere la possibilità di raccontarsi e costruire una comunità attorno ai propri libri può fare davvero la differenza.



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