La scimmia antropoMORTA Come siamo scesi dagli alberi per perderci in uno smartphone – Olivia Ninotti (Solferino – maggio 2026)
Ho iniziato a leggere La scimmia antropoMorta. Come siamo scesi dagli alberi per perderci in uno smartphone -edizione Solferino- della dottoressa Olivia Ninotti con un po’ di preoccupazione. Non avendo frequentato studi classici, ma un istituto professionale, temevo fosse difficile seguire un percorso che spaziava tra antropologia, scienza, psicoanalisi e molto altro.
Alla fine, però, ho abbassato le mie barriere e, incoraggiata dal fatto che Olivia altro non è che quella donna descritta perfettamente — con tutte le sue imperfezioni — dalla gattina Luna in Sembrava un British invece era un Merdish e Sembrava un British invece era un Merdish 2. Saluto alla regina, ho iniziato a leggerlo davvero.
L’ho divorato, concedendomi però il tempo di approfondire ogni citazione per comprendere pienamente i concetti. Il libro accompagna il lettore in una riflessione su come ci siamo evoluti: da cacciatori-raccoglitori che vivevano in tribù, con un forte senso di appartenenza, fino ad arrivare a un presente in cui sembriamo esistere solo se veniamo visti dagli altri.
L’epilogo è profondamente malinconico. Pur senza condannare la postmodernità, l’autrice ci invita a riflettere sull’importanza dei rapporti interpersonali oltre quelli digitali; sul fatto che siamo perfetti anche senza filtri e che proprio l’imperfezione — quel dettaglio che stona — ci rende umani.
L’IA ci sta davvero inghiottendo e rischiamo di finire in un mondo stile Westworld. Ho amato molto la narrazione spontanea, mai noiosa, capace di accendere continuamente la curiosità.
La perfezione non esiste, ed è inutile cercarla nei post su Instagram: valiamo anche se non sappiamo fare il balletto trend di TikTok. In una società in cui tutto viene mostrato e mercificato, fino a perdere valore, dovremmo ricordarci che siamo ancora quegli antenati che imparavano insieme a sopravvivere.
Possiamo tornare eretti e non curvi davanti a uno schermo blu; basta ricordarsi che possediamo ancora l’immaginazione necessaria per creare qualcosa di nuovo.
Grazie a Olivia per aver citato Virginia Woolf, Margaret Atwood e molti altri autori che troverete in queste pagine preziose.
Per fortuna l’autrice non è diventata una Ghostbuster, altrimenti non avremmo letto questo saggio che può diventare una guida, una riflessione, uno spunto per provare a non involverci.
Recensione di Anna Slysoclose Somigli



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