novitainlibreria.it ha intervistato Katia Calandra, autrice de La cucitrice

La cucitrice

novitainlibreria.it ha intervistato Katia Calandra, autrice de La cucitrice

Katia Calandra è una scrittrice urbinate, autrice di romanzi come La vita fra i capelli (Altromondo, 2015),  Lo chiamavano Geronimo (Aras, 2016) e Scodì (Monetti 2018) : da poco è tornata in libreria con La Cucitrice (Bookness, 2021) e noi di novitainlibreria.it abbiamo fatto quattro chiacchiere con lei.

Quando e perché hai deciso di diventare una scrittrice?

 Già a vent’anni sentivo che in me stava germogliando il seme della scrittura, ma i tempi non erano maturi e dovettero trascorrere altrettanti anni prima che mi accingessi a prendere carta e penna e iniziassi a  scrivere brevi racconti, alcuni ancora inediti: mi cimentai anche con la poesia ma non ero molto portata per questa espressione letteraria anche se fu proprio una poesia a farmi ottenere un premio al concorse letterario Indianetto  bandito dal sito Qui Calabria.it. In seguito  ho partecipato al Premio Letterario internazionale “Il Molinello” e alcune mie opere sono state pubblicate nella raccolta Voci dell’Anima (Edizioni il Leccio).

Questa prima fase fu molto importante perché mi permise di  acquistare una maggiore sicurezza in me e decisi, quindi, cimentarmi col romanzo dal 2015. 

E poi?

Nel 2016 ho partecipato al Concorso Nazionale CAPIT, città di Fucecchio e ho ricevuto il diploma e la medaglia come finalista del libro edito La vita fra i capelli. Nel 2018 ho pubblicato  Scodì.  Quest’ultimo è un romanzo dedicato ai ragazzi ma è anche una piacevole lettura per gli adulti.

Come è nata l’idea de La Cucitrice?

Il realtà il romanzo è il terzo volume di una tetralogia: i primi due sono La vita fra i capelli e Lo chiamavano Geronimo ma l’opera non è stata concepita direttamente così,  l’idea nacque in seguito poiché i protagonisti  del primo romanzo presentavano delle storie davvero interessanti, alle quali dedicare un libro a se’.

La Cucitrice racconta una realtà storica, quella delle filande dei primi anni del secolo scorso, spesso trascurata o addirittura dimenticata: come ti è venuta l’idea di raccontarla?

Prima di iniziare la stesura del romanzo, avevo già raccolto  del materiale sul tema dell’abbandono dei neonati, fenomeno piuttosto diffuso nelle mie zone durante i primi anni del secolo XX,  ma avevo bisogno della giusta storia nel quale inserirlo: mentre svolgevo queste ricerche, scoprii l’epopea delle filande e delle filandaie di Fossombrone.

Iniziai a leggere alcuni articoli presenti sul web e ne rimasi affascinata, anche perché non ne avevo mai sentito parlare, quindi decisi di approfondire l’argomento e così trovai la storia perfetta da raccontare ne La Cucitrice.

E cosa devono aspettarsi i lettori, per il quarto volume?

 L’ultimo romanzo si focalizzerà nuovamente su Rosalba, che è l’anello di congiunzione di tutti i volumi.

Che rapporto hai con i tuoi lettori?

Poiché la scrittura è la mia passione ma non il mio lavoro, non ho molto tempo da dedicare ai miei lettori e questo mi spiace, ma cerco di rimediare in estate, quando sono più libera; prima o poi  dovrò trovare il modo di essere più presente per i miei lettori, soprattutto sulle reti sociali.

 Come ti descriveresti, come lettrice? 

Amo leggere ma non riesco a farlo spesso a causa dei miei impegni professionali e familiari.

Quali letture preferisci?

Leggo di tutto ma preferisco i romanzi storici perché sono affascinata dalle storie del passato, anche quando non parlano di personaggi famosi : mi piacciono le storie di persone comuni purché ricche di emozioni, intriganti e interessanti.

Amo anche i romanzi d’avventura e viaggi perché mi sento uno spirito libero e curioso di scoprire, leggendo, luoghi nuovi, paesaggi incontaminati e mozzafiato, dove la mente,   può spaziare oltre ogni confine. Sono una sognatrice.

  Come valuti l’influenza e l’importanza delle reti sociali e della tecnologia per una scrittrice indipendente o comunque che pubblica al di fuori dei colossi dell’editoria?

Con la tecnologia, ho un rapporto di amore e odio: da una parte trovo ci stia schiavizzando, privandoci di una vita più vera e autentica, ma dall’altra so che è un potentissimo strumento che ci permette di collegarci con il mondo intero in pochissimo tempo, fornendoci immediatamente tutte le informazioni di cui abbiamo bisogno: inoltre,  ci permette di allacciare amicizie con persone che si trovano anche all’altro capo del globo, un’opportunità, questa, quasi impensabile prima dell’avvento dell’era digitale.

Ritengo che le reti sociali  siano utilissime per uno scrittore che voglia sponsorizzare la propria opera e per ottenere quanti più visibilità possibile.

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