Intervista alla scrittrice napoletana Marianna Guida

Intervista alla scrittrice napoletana Marianna Guida

Marianna Guida, napoletana, è autrice di Interno Napoletano (Morellini, 2017) e La Mano Sinistra (GFE, 2023) e torna in libreria con Per Una Vita Ancora (Nulla Die, 2026) un romanzo che racconta l’inesorabile dissoluzione di un legame, riflettendo sul tema della crisi e sulle possibilità di rinascita, sui ruoli familiari e la necessità di conciliarli con le proprie aspettative.
Abbiamo incontrato l’autrice per parlare del libro e della sua visione letteraria.

Marianna Guida

Una domanda di rito: com’è nata l’idea alla base del tuo ultimo libro?

Da un racconto che avevo scritto tre anni fa e che all’epoca mi era parso acerbo ma con buone potenzialità di sviluppo narrativo ma, quando ho cominciato a lavorarci, mi sono resa conto che il romanzo non poteva continuare il racconto che, quindi, si è trasformato in uno spunto nel quale sviluppare i personaggi.

Com’è cambiato, se è cambiato, negli anni e rispetto al tuo libro precedente, il tuo rapporto con la scrittura?

Penso che la scrittura cambi con il tempo perché è un atto intimo che risponde alla mutevolezza degli stati d’animo: nel mio caso, da giovane era intima e “diaristica”, perché sentivo di dovermi conoscere; adesso sento la necessità di conoscere gli altri e la scrittura è diventata una chiave di lettura del mondo.

E quello con i lettori?

Rimane fondamentale, quando scrivo provo anche a essere lettrice.

Ritieni che gli anni difficili che stiamo vivendo abbiano influito sui gusti e la sensibilità dei lettori?

Penso di sì. Per esempio, un lettore dell’Ottocento avrebbe gradito una descrizione accurata delle strade di Parigi, anche se filtrata dall’osservazione dei personaggi, si aspettava proprio che il narratore lo conducesse per i mercati e le piazze, regalandogli quelle emozioni che mai avrebbe provato; adesso i tempi veloci delle trasformazioni più recenti hanno reso il lettore un fruitore più sbrigativo, forse più smaliziato e la scrittura deve attivare altri sensi, oltre quello visivo, rischiando però una sovrabbondanza emotiva che può annoiare.

Ritieni che la narrativa contemporanea possa soddisfare le esigenze dei lettori o trovi che manchi qualcosa?

La letteratura contemporanea presenta spunti interessantissimi per comprendere e abitare la complessità della vita: un esempio di scrittura potente e immersiva è quella della scrittrice statunitense Jasmine Ward, ma c’è sempre il rischio di imbattersi in scritti orientati troppo sulle aspettative del mercato, letture dal linguaggio piatto e povero, costruite su plot preconfezionati.

Ritieni che le nuove forme dell’editoria (auto-pubblicazioni, editoria a pagamento, piattaforme) possano essere un limite o una risorsa per uno scrittore?

Penso che il vero problema sia l’editoria a pagamento, che si moltiplica per il desiderio di noi scrittori di vederci pubblicati rapidamente: la fretta è parente dell’approssimazione e un libro buono non può essere scritto di fretta. Se gli scrittori hanno a cuore la buona scrittura, anche nelle auto-produzioni si possono trovare delle perle, e le piattaforme possono essere una buona occasione per creare, ma da sole non bastano e restano esperienze piccole e circoscritte.

Che consigli daresti a uno scrittore esordiente?

Di leggere tanto e, soprattutto, rileggere perché una prima lettura è come la bozza zero di un romanzo, cioè poco più di niente; di lasciarsi sedurre dalle parole e dalle storie ma poi dopo diventare un po’ cinico e sadico, perché senza un po’ di cattiveria nessun personaggio diventerà davvero sé stesso attraverserà quella soglia che possa consentire a noi che leggiamo di dire: “questo sono anche un po’ io”. Altro suggerimento è di scrivere tanto ma di avere il coraggio di togliere.

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