Intervista alla scrittrice Maria Serena Alborghetti

Intervista alla scrittrice Maria Serena Alborghetti

Maria Serena Alborghetti è veneta, lavora con vari organizzazioni internazionali in missioni di pace, trovandosi spesso nell’Africa che ha raccontato in Sulle Piste d’Africa (Il Poligrafo, 2014) e in Riflessi In Uno Specchio (Il Poligrafo, 2016):  ha appena pubblicato come scrittrice Notturno Veneziano (Poligrafie, 2024) una storia che racconta le ferite che la guerra può infliggere agli animi sensibili, ma anche la forza che questi possono trovare per guarire e ripartire.

L’abbiamo intervistata per voi.

Maria Serena Alborghetti

 Come è nata l’idea alla base di Notturno Veneziano?

 Dalla curiosità suscitata in me da un isolotto della laguna di Venezia, dove c’è una sola casa, una villa dall’aspetto antico, che sembra disabitata ma non lo è, anche se non ho scoperto nulla di più: ho cominciato a pensare una storia che poteva svolgersi all’interno e ho immaginato l’incontro di un uomo scomparso in una guerra durissima che torna e, in quella villa, durante una lunga notte e racconta alla sua donna quanto gli è accaduto e perché è rimasto così a lungo lontano da lei…

Quanto c’è di te e delle tue esperienze personali nei personaggi e nelle vicende dei tuoi libri?

Le mie esperienze personali hanno senz’altro influito molto i miei racconti, l’amore e l’esperienza delle traversate sahariane, gli incontri e il rapporto con la gente di quei luoghi, il mio vissuto nelle missioni in paesi in conflitto e l’esperienza del deserto.

Qual è il tuo rapporto con le storie che crei?

Le mie storie nascono da particolari che alle volte mi colpiscono, dalla voglia di comunicare delle impressioni, dei sentimenti e io mi affeziono ai miei personaggi e quando il libro finisce mi mancano.

Maria Serena Alborghetti

 Quando e perché hai deciso di diventare una scrittrice?

Non ho mai detto: “Voglio diventare una scrittrice, ora mi siedo e scrivo”, ma mi venivano delle idea che avevo voglia di comunicare con la scrittura. Mio padre, quando ascoltava i miei aneddoti di viaggio, mi incitava molto a scrivere, infatti il primo libro l’ho dedicato a lui.

 Quali sono i tuoi modelli letterari?

Mi piace lo stile di molti scrittori sud americani, amo il loro stile nel raccontare le storie, quel modo che io chiamo “novellare”, la scrittura fluida e mi piace Paolo Rumiz, per come gioca con la lingua italiana, ha un vocabolario molto ricco.

E’ facile conciliare l’attività di scrittrice con la vita di tutti i giorni?

Io scrivo quando mi viene la voglia di scrivere, se mi viene un’idea mentre sto facendo qualcos’altro prendo due note e appena posso scrivo: anche quand’ero in missione, se mi veniva un’idea, scrivevo la notte…sono una nottambula…

 Che tipo di lettrice sei?

Leggo molto, se devo fare economie rinuncio a un vestito, ma non a un libro e il ventaglio dei libri che leggo è molto ampio, scelgo seguendo l’umore del momento.

Come valuti l’influenza e l’importanza delle reti sociali e della tecnologia per uno scrittore indipendente o comunque che pubblica al di fuori dei colossi dell’editoria?

Penso siano importanti per far conoscere un libro, perché un libro può essere bellissimo, ma se nessuno o pochi lo conoscono non venderà; ho fatto diverse presentazioni dei miei libri, anche in librerie importanti, in quell’occasione il libro viene messo in risalto nell’esposizione, ma dopo 2 o 3 giorni sparisce in alto, negli scaffali e se non è visto non può essere acquistato.

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