Intervista a Cristiana Vigliaron, in occasione del suo nuovo romanzo La terra di nessuno

Intervista a Cristiana Vigliaron, in occasione del suo nuovo romanzo La terra di nessuno

Cristiana Vigliaron

È da poco arrivato in libreria La Terra di Nessuno – Echi Dal Borgo Delle Anime (Baima Ronchetti Tipografia Editrice, 2025)  il nuovo romanzo di Cristiana Vigliaron, già autrice di Non Chiamarmi Sorellina:  il suo nuovo libro è un racconto di lotta per il diritto alla felicità che affonda le radici in una terra povera e fiera. L’abbiamo nuovamente intervistata per i nostri lettori.

Com’è nata l’idea alla base del tuo ultimo libro?

 Sono partita dal concetto di  proprietà della terra e già sapevo che volevo scrivere una storia ambientata alla fine della Seconda Guerra Mondiale, con un personaggio forte e il resto è venuto da sé tra storie autobiografiche e fatti nati dalla pura immaginazione.

Com’è cambiato, se è cambiato, negli anni e rispetto al libro precedente, il tuo rapporto con la scrittura?


Non è cambiato molto: continuo a dividermi tra le tante versioni di me stessa e, quando riesco, entro volentieri nei panni della scrittrice;  forse il segreto sta nel non farlo diventare un mestiere perché la routine, il calcolo di cosa può piacere e cosa no, di cosa può vendere, non aiuta la scrittura. La scrittura è la mia libertà, non scenderei a compromessi come a volte si è costretti a fare in altri ambiti della vita.

E quello con i lettori?

Se qualcosa è cambiato è proprio il rapporto con i lettori. Con la pubblicazione di Non Chiamarmi Sorellina (Pathos, 2022)  si è aperto un canale e ora chi legge un libro vuole saperne di più, l’esperienza non si ferma con l’ultima pagina del libro.

Ritieni che gli anni difficili che stiamo vivendo abbiano influito sui gusti e la sensibilità dei lettori?
 

Sono davvero anni difficili ma la sensibilità dei lettori non penso sia cambiata: molti cercano ancora  l’emozione, una storia che non si esaurisca con l’ultima pagina.

Pensi che la narrativa contemporanea possa soddisfare le esigenze dei lettori o trovi che manchi qualcosa all’offerta odierna?

Oggi l’offerta è davvero ampia, basta farsi un giro alle fiere specializzate: si può leggere di tutto ma per gli esordienti è sempre più difficile emergere perché, i grandi editori spesso ragionano con logiche di profitto più legate al marketing.

Credi che le nuove forme dell’editoria, (auto-pubblicazione, editoria a pagamento piattaforme o collettivi) possano essere un limite o una risorsa per uno scrittore?

Un bravo editore che posa il suo braccio sulla spalla dello scrittore è una forza, soprattutto per il libro ma il fatto che molte delle case editrici più conosciute non accettino manoscritti e si debba comunque passare da un’agenzia, a volte scoraggia gli scrittori; alcuni preferiscono l’auto-pubblicazione ma un libro è un progetto e va curato nei minimi dettagli dagli addetti ai lavori. Credo che l’editoria a pagamento sia una grossa sconfitta, per la narrativa.


 Cosa c’è nel tuo futuro?

Sono alle prese con un manoscritto molto diverso dai precedenti, una storia ambientata negli anni 90 tra Milano, Roma e Parigi, con meno implicazioni familiari e forse mi libera da quelle storie del passato che con i miei libri cerco di salvare dall’oblio. E’ un nuovo slancio verso il futuro.

Che consigli daresti a uno scrittore esordiente?

 Scrivi e non lasciarti intimorire da niente e nessuno, scrivi per te stesso, per il piacere di farlo e poi vedrai se condividere con il mondo intero, quando – e se – i tempi saranno maturi e tu ne sarai convinto: i libri sono come il buon vino, devono decantare.

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