Intervista a Stefania Galardini, autrice di Alba

Stefania Galardini è l’esordiente autrice che andiamo a conoscere oggi: pratese, è l’autrice di Alba (Phasar, 2025) una particolare autobiografia spirituale che è anche un percorso di conoscenza e affermazione di se’.
Come è nata l’idea alla base di Alba?
Il mio percorso interiore mi chiedeva di esprimermi per chi sono diventata, in conseguenza di ciò che ho passato e superato, di aprirmi all’esterno per la persona che sono sempre stata ma sentivo anche l’esigenza di condividerlo, per portare un messaggio positivo.
Quanto c’è di te e delle tue esperienze personali nei personaggi e nelle vicende dei tuoi libri?
In Alba, tutto parla di me ma tante cose che ho vissuto sono le stesse di tante altre persone, seppure in maniera diversa, e portano al riconoscimento delle stesse emozioni.
Come credi che il tuo messaggio arrivi ai lettori?
I miei lettori saranno persone capaci di sentire risuonare in loro le parole di Alba e spero che le sappiano sentire, così il mio rapporto con loro sarà costruttivo, produttivo e stimolante.
Quando e perché hai deciso di diventare una scrittrice?
In realtà non l’ho deciso e ancora faccio fatica a identificarmi in una scrittrice che ho sempre immaginato come una che ha una casetta sul mare, tempo da dedicare ai libri e alla scrittura, candele accese e onde che parlano; in realtà sono una madre divorziata con uno stipendio normale e che lavora lontano da
casa per la quale trovare il tempo per scrivere non è semplice ma non mi arrendo e forse un giorno riuscirò a fare la scrittrice come intendo io.
Cos’è la scrittura, per te?
Pace ed euforia insieme, buchi neri e parole febbrili scritte dove capita per paura di perderle, taccuino in borsa, o più semplicemente, block notes sul telefono; un soffio di aria fresca che vorrei prendermi più spesso.
Quali sono i tuoi modelli letterari?
Chi legge Alba si renderà conto che è una scrittura emotiva, umorale, molto personale: non ho mai pensato a modelli letterari a cui ispirarmi.
Che tipo di lettrice sei?
Umorale, eclettica, esigente, istintiva: leggo ciò di cui sento il bisogno al momento, divorandolo ma se un libro non mi cattura subito è difficile che ne prosegua la lettura.
Quali sono i tuoi generi preferiti?
Da ragazzina ho amato i classici della letteratura straniera ma anche i contemporanei maestri del genere come Rex Stout, Ellery Queen, Michael Connelly, John Grisham, Patricia Cornwell, Stephen King.
Ho iniziato appassionandomi al “giallo” , proseguendo poi con autori via via più impegnati, ho letto veramente di tutto, italiani e stranieri, faccio fatica a stabilire un mio genere ma non sono mai riuscita ad appassionarmi ai saggi o ai romanzi storici.
Come sei arrivata alla pubblicazione del tuo libro?
Tramite una web editor sono entrata in contatto con Phasar Edizioni, che hanno capito il mio testo e hanno deciso di pubblicarlo.
Come valuti l’influenza e l’importanza delle reti sociali e della tecnologia per uno scrittore indipendente o comunque che pubblica al di fuori dei colossi dell’editoria?
Credo siano fondamentali e riequilibrano il mercato editoriale che altrimenti lascerebbe in mano di pochi la scelta di ciò che le persone debbano o possano leggere: certo, oggi più che gli scrittori, mancano i lettori e non va dimenticato che la tecnologia è arma che difende o ferisce, dipende come la si usa.



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